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Monthly Archives: giugno 2006

Ho un bimbo piccolo al quale, visto il mese in cui siamo, da qualche giorno ho fatto assaggiare le ciliege. Ieri, visto che vivo in campagna, mi sono caricato mio figlio sulle spalle e incamminandomi nell'erba alta, col timore di incontrare qualche serpente ( non tutti hanno il tallone dello tzaddìk) mi sono diretto verso degli alberi di ciliegi poco distanti.Arrivato lì, mentre mio figlio voracemente apprendeva i nuovi luoghi che lo circondavano ho colto dall'albero delle ciliege, le ho strofinate per pulirle e gliele ho fatte mangiare.
E' stato bellissimo veder nascere negli occhi vivi di mio figlio la consapevolezza che le ciliege nascono sull'albero e non, come fino ad allora aveva creduto, nel frigorifero.

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Ho un bimbo piccolo al quale, visto il mese in cui siamo, da qualche giorno ho fatto assaggiare le ciliege. Ieri, visto che vivo in campagna, mi sono caricato mio figlio sulle spalle e incamminandomi nell'erba alta, col timore di incontrare qualche serpente ( non tutti hanno il tallone dello tzaddìk) mi sono diretto verso degli alberi di ciliegi poco distanti.Arrivato lì, mentre mio figlio voracemente apprendeva i nuovi luoghi che lo circondavano ho colto dall'albero delle ciliege, le ho strofinate per pulirle e gliele ho fatte mangiare.
E' stato bellissimo veder nascere negli occhi vivi di mio figlio la consapevolezza che le ciliege nascono sull'albero e non, come fino ad allora aveva creduto, nel frigorifero.

Ritrovando tutti voi con vero piacere, racconto:
avevo 19 o 20 anni e quando parlavo con gli amici, mi dicevo convinto che, alla "fine", l'uomo sarebbe diventato "uno". Una sola razza, un solo colore, una sola cultura un solo spirito. Mi si illuminavano gli occhi quando ne parlavo perchè la identificavo come la meta cui giungere e miritenevo fortunato per averla potuta intravedere.
Tutto questo fu dovuto ad un'evento; tornavamo di notte da una sagra di paese io e tre miei amici su due vesponi che improvvisamente, mentre erano in marcia, si spensero contemporaneamente.
Mentre riprovavamo a riaccendere le vespe, sentii uno strano ronzio sordo. Alzai gli occhi verso l'alto e vidi, anzi vedemmo, qualcosa che poco aveva a che fare con questo mondo.
Sulle nostre teste c'era un qualcosa che potrei descrivere come una metropoli rovesciata su di noi. Una cosa immensa che ricopriva tutto l'arco visivo che in un attimo si allontanò fino a diventare un puntino che si confondeva con le stelle e ancor più velocemente sparì verso destra.
Mentre l'amico che era sulla vespa con me mi artigliava le spalle e piangeva e pregava, io rimasi incantato a guardare "l'incomprensibile". Da quel giorno mi sono reso conto che siamo ancora "piccoli". Per sgombrare ogni dubbio, non ho mai creduto che quello che vidi fossero i nostri "padri" ma solo "uno" dei nostri "fratelli maggiori" più evoluti e che avevano completato quel percorso di fusione che è la nostra meta.
Ora quella convinzione non è che sia scomparsa in me. Tutt'altro. E' solo che mi rammarica il fatto che diversamente da allora ho acquisito la consapevolezza che non vivrò abbastanza per vedere l'uomo diventare "uno".
Ma sono sicuro che succederà e solo allora il creatore ci farà incontrare con i nostri fratelli che già sono diventati "uno" e dovremo ricominciare.
Quando sarà, mi chiedo, quale sarà la nostra religione o il nostro "credo" e come faremo a proporlo ai nuovi fratelli? E, soprattutto, avremo imparato che non dovremo cercare di imporlo ma solo di proporlo come apporto per la creazione di qualcosa di più grande?

Ritrovando tutti voi con vero piacere, racconto:
avevo 19 o 20 anni e quando parlavo con gli amici, mi dicevo convinto che, alla "fine", l'uomo sarebbe diventato "uno". Una sola razza, un solo colore, una sola cultura un solo spirito. Mi si illuminavano gli occhi quando ne parlavo perchè la identificavo come la meta cui giungere e miritenevo fortunato per averla potuta intravedere.
Tutto questo fu dovuto ad un'evento; tornavamo di notte da una sagra di paese io e tre miei amici su due vesponi che improvvisamente, mentre erano in marcia, si spensero contemporaneamente.
Mentre riprovavamo a riaccendere le vespe, sentii uno strano ronzio sordo. Alzai gli occhi verso l'alto e vidi, anzi vedemmo, qualcosa che poco aveva a che fare con questo mondo.
Sulle nostre teste c'era un qualcosa che potrei descrivere come una metropoli rovesciata su di noi. Una cosa immensa che ricopriva tutto l'arco visivo che in un attimo si allontanò fino a diventare un puntino che si confondeva con le stelle e ancor più velocemente sparì verso destra.
Mentre l'amico che era sulla vespa con me mi artigliava le spalle e piangeva e pregava, io rimasi incantato a guardare "l'incomprensibile". Da quel giorno mi sono reso conto che siamo ancora "piccoli". Per sgombrare ogni dubbio, non ho mai creduto che quello che vidi fossero i nostri "padri" ma solo "uno" dei nostri "fratelli maggiori" più evoluti e che avevano completato quel percorso di fusione che è la nostra meta.
Ora quella convinzione non è che sia scomparsa in me. Tutt'altro. E' solo che mi rammarica il fatto che diversamente da allora ho acquisito la consapevolezza che non vivrò abbastanza per vedere l'uomo diventare "uno".
Ma sono sicuro che succederà e solo allora il creatore ci farà incontrare con i nostri fratelli che già sono diventati "uno" e dovremo ricominciare.
Quando sarà, mi chiedo, quale sarà la nostra religione o il nostro "credo" e come faremo a proporlo ai nuovi fratelli? E, soprattutto, avremo imparato che non dovremo cercare di imporlo ma solo di proporlo come apporto per la creazione di qualcosa di più grande?