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Monthly Archives: novembre 2009

Oltre a tutti i bacini, strette di mano e pacche sulle spalle che mi stò dando per aver “compiuto gli anni”, mi stò anche meravigliando dell’evoluzione caratteriale che mi stà trasformando. Insomma, …vuoi vedere che  <<l’eclettico incostante>> (così fui definito da un amico), stà diventando costante?!

Bhè pare proprio di si! Vuoi vedere che dovrò cambiare anche il motto del blog!?

…”un po’ di quello che mi và, con impegno di assiduità”?

blogorroicoooo!!!

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Pare non si tratti più di rumors, ma trovano sempre più fondamento le voci di una specifica richiesta da parte di Apple alla intel di sviluppare, su precise specifiche da parte di Apple, una nuova tecnologia di connettività ultra veloce che sarà chiamata Light Peak e che oltre alla velocità avrà caratteristiche di basso consumo e, soprattutto, un unico standard di connessione. La cosa sembra nata tra una discussione tra S. Jobs e P. Otellini (CEO di intel) in cui Jobs esprimeva il desiderio di avere una porta unica per le connessioni. La scelta è ricaduta ovviamente sulla fibra ottica grazie alla quale intel ha presentato un prototipo in occasione dell’IDF.

Il troughput iniziale dovrebbe essere di 1Gbps. Significa copiare un film blu-ray in 30 secondi. Significa 10 volte più  veloce della giga ethernet, 20 volte più veloce dell’USB 2.0 e circa 3 volte più dell’eSATA/SATA300. Ma intel già pensa, nel giro di una decina d’anni, di scalare fino a 100Gbps. Una rivoluzione, …insomma.

Questo significa che, a quel che si dice, a partire dagli ultimi mesi del 2010, i pc Apple saranno equipaggiati con una porta (o più porte) light peak (lo standard del connettore sembra ancora essere incerto ) cui si connetterà tutto: mouse, lan, dischi esterni, stampanti, monitor, mobile devices, etc.. La porta universale insomma. La sperata porta “one-size-fits-all solution” forse sarà presto realtà.

Chissa che la storia non si stia ripetendo. Proprio come ai tempi dell’USB, intel crea e Apple rende popolare.

Che dire?! Dio benedica Cupertino e la gente che lì crea.

Se volete leggere altri dettagli, guardate questo articolo.

Ho visto questo prodotto in alcuni articoli che parlavano di fiere di settore e domani a New York sarà lanciato questo nuovo prodotto apristrada per il nuovo segmento degli ultraportatili denominati appunto smartbook.

Forti dell’esperienza nel settore smarthphone, Qualcomm integrerà in questo prodotto tutto ciò che è votato alle connessioni. Ci saranno wi-fi, GPS, modem UMTS integrato, bluetooth ad un prezzo di 200-300 dollari e con autonomia di 8-10 ore.

Ma la novità stà nel fatto che, differentemente dal suo antagonista che utilizza software Windows e hardware intel (Xp su atom), lo smartbook utilizzerà processori di derivazione ARM conosciuto cone “snapdragon” e utilizzerà Google Chrome OS di derivazione Linux.

A quanto pare seguiranno questa strada anche Asus, Nokia, MSI ed un’altra decina di produttori. Può essere questa la svolta per sistemi di tipo X rivolta ad un ampio pubblico?

Quante volte ci è capitato di avere problemi di accesso ai dati sui nostri supporti (pendrive; usbdisk; schede di memoria; etc.)?

A nessuno che sia anche solo minimanente “tecnologico” puo’ andare liscia per sempre quindi, prima o poi, avra bisogno di recuperare dati da un dispositivo inaccessibile. Questa guida che ho trovato in rete e che vi segnalo sembra proprio una di quelle che possono tornare utili anche considerando che è redatta da un esperto del settore.

L’articolo comincia cosi:

“La struttura di molti dispositivi di memorizzazione e il formato in cui i dati sono scritti in essi sono estremamente complessi, e lo diventano sempre più con la sofisticazione e la maggiore capacità di archiviazione. E’ pur vero che i moderni sistemi operativi nascondono all’utente quasi del tutto questa complessità, ma l’intelligenza di questi software (per chi non lo avesse ancora realizzato, un sistema operativo è un software come tutti gli altri) è limitata, ed a volte di fronte a situazioni impreviste, seppur banali, scelgono di seguire una via sbagliata.

In questi casi solo l’intervento umano può riportare la situazione sotto controllo. Ovviamente parliamo di umani competenti.

1.1. Note alla presente versione

Le tecniche qui presentate sono derivate in gran parte dalla mia personale esperienza e dalla disciplina denominata Informatica Forense.”

…continua a leggere qui.

Le problematiche cui vanno incontro i tecnici che gestiscono una rete possono essere di varia natura ma quelli più ricorrenti sono legati a problematiche riguardanti il TCP/IP.

I passi del troubleshooting da intraprendere varieranno a seconda del tipo, architettura e grandezza della struttura su cui andremo ad operare.

Poniamo un esempio:

Nella struttura che gestiamo, una rete client/server Windows, un utente ci segnala “l’impossibilità di connettersi al server”.

I primi passi che vengono spontanei sono quelli del toubleshooting tradizionale e cioe:

  • Digitare  “ipconfig” per controllore se sono corretti indirizzo IP, subnet mask e gateway di default.
  • Pingare all’indirizzo 127.0.0.1 per vedere se il vostro adattatore di rete sta funzionando correttamente.
  • Fare il ping all’indirizzo IP del vostro computer.
  • Provare a fare ping all’indirizzo IP di un altro computer sulla stessa sottorete.
  • Provare a fare ping al vostro gateway di default.
  • Fare quindi ping all’indirizzo IP di un computer su una sottorete differente.
  • E così via.

Ma questo risulta, nella maggior parte dei casi, insufficiente. La prima cosa da fare è capire bene quello che ci è stato segnalato. E’ un problema di autenticazione? Non si riesce ad accedere a una o più risorse della rete? C’è la totale assenza di connettività? Il problema è persistente o è saltuario? Ci sono orari particolari in cui si manifesta? E’ limitato ad un singolo utente o a più utenti? Hanno installato applicazioni cui successivamente si è cominciato a manifestare il funzionamento?

Capire bene il contesto in cui si opera è fondamentale quanto la raccolta e l’analisi del maggior numero di informazioni.

Dopo aver analizzato tutte le informazioni in nostro possesso, vediamo come procedere nelle operazioni:

Il nostro approccio all’analisi dei guasti TCP/IP si struttura in tre aree critiche:

1. Definire gli elementi del problema:

  • Il lato client: il numero e/o la localizzazione dei client che stanno incontrando le difficoltà.
  • Il lato server: server, stampanti o altre risorse di rete (come Internet) con cui i client stanno incontrando difficoltà.
  • La rete che sta nel mezzo: i cavi (se la rete non è wireless), gli hub, gli switch, i router, i firewall, i proxy server e qualunque altra infrastruttura di rete compresa fra il client e il server.
  • L’ambiente: circostanze esterne che possono interessare la rete, come le variazioni nella tensione di alimentazione, la manutenzione dell’edificio e così via.
  • Il contesto: uno o più client/server coinvolti.
  • Il fattore tempo: continuo, intermittente, occasionale; quando è iniziato e così via.
  • Tipo del problema di connessione: fisico, di rete, dello strato di trasporto o dell’applicazione; controllo di accesso o di autenticazione e così via.
  • Segnali: messaggi di errore sulle macchine client; box di login e così via.

2. Definire quali step del troubleshooting potrebbero applicarsi ai suddetti elementi del problema:

  • Verifica della connettività dei media fisici per i client, i server e l’infrastruttura hardware di rete coinvolta. Ciò significa controllare i cavi, assicurarsi che gli adattatori di rete siano disposti correttamente e cercare altre cause tra i possibili collegamenti di rete che potrebbero portare a visualizzare una disconnessone tra i media.
  • Verifica della configurazione TCP/IP dei client, dei server e dell’infrastruttura hardware della rete in questione. Sui client e sui server, questo significa indirizzi IP, subnet mask, gateway di default, le regolazioni del DNS e così via. Per l’infrastruttura hardware della rete, tipicamente significa le tabelle di routing sui router e sui gateway Internet.
  • Verifica della connettività di percorso fra i client e i server coinvolti. Ciò significa usare ping, pathping, tracert e altri tool simili per verificare la connettività end-to-end del TCP/IP a livello di rete; sniffing del pacchetto per controllare le sessioni dello strato di trasporto; usare nslookup, telnet e altri tool per il troubleshooting di malfunzionamenti inerenti l’application layer che coinvolgono problemi di name resolution, di autenticazione e così via.

3. Capire, interrogare ed esaminare.

  • E’ più che mai critico capire come funzionano i protocolli, come i pacchetti sono spediti dalle tabelle di routing e cosa possono dirvi tool come Netdiag.exe. Un troubleshooting del TCP/IP di successo è fondato su una buona comprensione del funzionamento del TCP/IP stesso e sui tool che possono essere utilizzati per esaminarlo.
  • Anche fare le domande giuste è essenziale per un buon troubleshooting. Imparare quando si deve essere metodici e quando “creativi” è l’essenza dell’arte del troubleshooting
  • Infine gettatevi nella ricerca della soluzione effettuando test e tentando di isolare il problema. In questo senso, avrete bisogno di un insieme di tool per il troubleshooting che sapete usare bene. Non c’è niente di più utile di un sacco di esperienza per aiutarvi a risolvere un problema difficile, anche se è qualcosa che non avete mai visto prima.