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Lavoro in una scuola statale e da dentro riesco ad identificare meglio il “cancro” che l’affligge. Semplice! Non c’è più un’etica del futuro. I tagli; il riordino; le riforme. Tutto ha fatto si che gli operatori dell’istruzione si arroccassero su posizioni temporali contingenti e perdessero la naturale propensione a seminare per il futuro.

Di cosa parlo? Parlo della tendenza a non bocciare troppo, anche se ci sarebbero ampiamente tutte le condizioni, perchè altrimenti si spargerebbe la voce che quest’istituto è troppo rigido e i ragazzi non vi si iscriverebbero più con conseguente perdita di posti lavorativi (ecco il fattore temporale contingente). Un ragionamento legittimo, anzi! A prima vista potrebbe sembrare masochistico il contrario intanto, però, si mandano avanti emerite “teste di cazzo” solo in funzione di quest’ottica. E quell'”emerita testa di cazzo”, che dovrebbe essere il futuro del nostro paese, cosa sarà in grado di fare? Niente?  …Magari! (ecco la “mancata semina per il futuro”)

Il fatto è che faranno! E faranno danni gravissimi.

Poniamo un caso: nell’ottica del ragionamento sopra illustrato. alunni che meriterebbero l’insufficienza, verrebbero fatti andare avanti.
Questi stessi accederebbero all’università e qui si creerebbe lo squilibrio. Ecco il caso specifico tipo:

Ad un esame, un docente si trova a valutare un intero corso formato per un 70% da quelle famigerate ” emerite teste di cazzo” di cui dicevo prima, un 20% da persone “sufficienti” ed un rimanente 10% formato da persone che vanno dal discreto a chi (pochissimi) veramente vale.

Se il docente, al 50% di quel 70% di “e.t.d.c.” dovrà dare 18 (visto che questo è il materiale umano), dovrà di conseguenza dare 25 al 100% di quel 20% che invece sarebbe appena sufficiente e così via.
Questo, in prospettiva, significherà che domani un nutrito gruppo di persone, in realtà appena sufficienti (quel 20%), sopravvalutate come saranno, andranno ad occupare posizioni strategiche ed importanti da cui dipenderà anche la nostra qualità di vita.

Io mi avvio verso gli “anta”. Un domani, se vivrò, avrò bisogno di un dottore; di un ingegnere; di un architetto; di un avvocato. Vi rendete conto. Per non pensare a quanti di quelli andranno ad insegnare. Cosa potranno mai insegnare? Immaginate le seconde generazioni. Degli ebeti!
E quei pochi che veramente qualcosa valgono? Per ora sono messi alle corde non dando loro soddisfazione per il lavoro svolto, frustrandone quindi una gran parte, ma un domani, quando prenderanno coscienza di essere l’unica “Intellighenzia” rimasta ed assurgeranno al ruolo di Dei, dove ci porteranno. Ma non è tanto questo il rimpianto.
Ciò che rimpiango veramente è che tutta la massa non lo comprenderà. Non ne avrà coscienza. Non avrà spirito critico. Non avrà iniziativa. Sarà un gregge di pecore che i “pastori” guideranno dove a loro più aggrada. Un nuovo “medio evo”.
Triste!

Per farla breve. Se paragonate me a Enrico Fermi, io risulto un granello; un uomo piccolo piccolo. Ma se mi paragonate a mio nonno, analfabeta, io sembro un genio.

L’unica differenza è che mio “nonno” era si analfabeta, ma eticamente un faro! Un gigante! Un uomo eticamente integro che ha sempre aspirato a qualcosa di meglio per i suoi figli; e i suoi figli per i propri figli. E così è stato nei secoli, fino ad arrivare ai nostri giorni che sono i giorni dell’era più buia che l’umanità abbia mai  affrontato.

Sono pessimista? SI! E sono orgoglioso di esserlo.

Schopenhauer diceva riguardo la differenza tra un ottimista ed un pessimista:  “l’ottimista è convinto che quello in cui viviamo sia il migliore dei mondi possibili. Il pessimista è tale solo perchè sa che è vero!”

E aggiungerei, da buon campano  …”capisce a ‘mme!”.

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