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Che l'Italia fosse un paese contradditorio al punto di stupire gli osservatori esterni è un adagio risaputo, ma che queste contraddizioni si rispecchiassero anche nel settore tecnologico, forse lo era meno. 

A febbraio 2006 si era appreso che l'Italia è al quarto posto al mondo come sviluppatrice di software "Open Source" (software di cui è disponibile il codice sorgente e che è modificabile da chiunque) tanto che anche il CNIPA, Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione, ha costituito uno specifico osservatorio che ha tra gli obiettivi la promozione di iniziative tese a diffondere il patrimonio di esperienze Open Source già maturate o in via di sviluppo in università e centri di ricerca nazionali e la creazione di strumenti on-line atti a favorire l’incontro tra domanda ed offerte di prodotti e servizi OS per le PA. Un bel risultato che premia l'impegno degli sviluppatori italiani che dimostrano competenze e sensibilità all'altezza dei paesi nord-europei che sono leader in questo campo.

Eppure nell'aprile 2005, destò molto clamore il rapporto annuale stilato dall'autorevole Economist Intelligence Unit che vedeva il Bel Paese 24mo su 65 paesi presi in considerazione. Quel rapporto aveva tenuto conto di 100 categorie d'analisi quantitativa e qualitativa, suddivise in sei macrogruppi: dalla diffusione degli hotspot wireless alla sicurezza generale delle reti, fino all'alfabetizzazione informatica. Per ottenere la classifica furono analizzate sopratutto le infrastrutture tecnologiche ed il generale clima economico, nonché le variabili socio-culturali e politiche dei paesi in esame. A tal proposito George Pohle, dirigente dell'IBM Institute for Business Value, partner dell'EIU, dichiarò che per essere competitivi serviva un "impegno continuo, investimenti strategici sia pubblici che privati, in grado di creare valore per le istituzioni, per le imprese e per i singoli cittadini".

A quanto pare le intelligenze di questo paese hanno prontamente risposto allo sprone di Pohle producendo molto software open source ma i problemi strutturali del nostro paese, rischiano di lasciar cadere nel vuoto questo flusso produttivo che al mondo ha pochi eguali. Per intenderci, è come se si producesse tantissimo "vino" di qualità e quest'ultimo andasse perso solo perchè mancano le "bottiglie" in cui metterlo. Come è risaputo, quando compriamo una bottiglia di vino, la percentuale di costo che ha la bottiglia in se è minima rispetto al costo del nettare che è destinata a contenere. Davvero vogliamo buttar via tutto questo "vino"

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